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Il profeta
Il profeta è un uomo di parola.
Una parola sola, non una parola “doppia”!
Non usa doppi sensi per parlare.
Non fa battute per dire le cose.
Non parla per compiacere o manipolare.
Non parla male degli altri o degli altri in loro assenza.
Non parla mai sotto l’effetto della rabbia.
Non dice parolacce o parole sconce.
Non parla convinto di avere sempre ragione.
Non parla per dimostrare il suo sapere.
Non tace quando è scomodo parlare.
Non parla quando è scomodo tacere.
Non si fa fatica a capire cosa dice.
Non è uno che parla a lungo o stanca.
Non dice pettegolezzi e non li riporta.
Non rivela fatti o confidenze ricevute da altri.
Non parla finché l’altro non ha finito di parlare.
Non parla di se o per attirare l’attenzione.
Non dice mai bugie, neanche a fin di bene.
Anche quando rimprovera, annunzia sempre una buona notizia.
Prima di dare risposte si pone e suscita delle domande.
La sua parola è suffragata dalla sua vita.
Si assume sempre la responsabilità di ciò che dice.
Per nessuna ragione parla di ciò che ha ricevuto in confidenza.
Mantiene sempre e a qualunque costo la parola data.
Pensa e prega prima di parlare.
Si fa voce di un messaggio che non è suo,
perciò non soffre se la sua persona viene per questo ridimensionata.
Quando parla, comunica un senso di pace.
La preghiera,
l'opera
più difficile.
"Non
c'è fatica più grande che pregare: in ogni opera
che uno
inizia, se persevera
troverà quiete; nella preghiera invece avrai da lottare fino
all'ultimo
respiro" così diceva un Padre del deserto.
La
preghiera è
un'opera che resta
aperta sino alla fine. Uno non può dire: sono arrivato. E'
una
lotta quotidiana,
per uscire dalle immagini sbagliate di Dio e andare verso il Dio
rivelato in
Cristo crocifisso e risorto. E' una lotta per uscire da sé e
arrivare a
riconoscere e ad accettare la volontà di Dio. Ricordiamo la
testimonianza di
santa Teresa d'Avila. Lei stessa ha confidato di aver vissuto 18-20
anni di
<<preghiera difficile>>, in cui era
incapace di
raccogliersi senza
il supporto di un libro di meditazione (specialmente il Vangelo). Poi
è
accaduto per lei come una conversione:dalla
<<preghiera
difficile>> alla
<<preghiera-dono>>: l'esperienza
viva del
rapporto personale con il Signore: <<Mi accadeva
d'improvviso si
sentirmi
invasa da un così vivo sentimento della presenza di Dio, da
non
poter dubitare
in alcun modo che egli fosse in me, e io tutta immersa in lui
>>.
E'
ancora
più difficile
pregare oggi, perché l'uomo si sente autosufficiente,
avverte
meno la
dipendenza da Dio, e l'ideologia dominante è la
produttività, <<la religione
del mercato>>, il mito del fare, la logica
dell'efficienza. La
preghiera,
invece, si fonda sulla consapevolezza di una radicale dipendenza da Dio
e si
muove nella ogica della gratuità. La preghiera è
più difficile oggi anche
perché l'uomo contemporaneo vive in fretta, fa tutto di
corsa,
ha bisogno di
risultati immediati. Fa fatica a vivere la preghiera come attesa,
vigilanza,
incompiutezza. In modo radicale si può dire che è
difficile pregare, perché è
difficile credere. E la fede è il terreno naturale in cui
cresce
la grazia del
pregare cristiano. Ed è molto difficile oggi il
credere...Don
Divo Barsotti
arriva ad affermare: <<Credere oggi è un
miracolo
più grande persino
della rissurrezione...>>.
Giovanni
Marcandalli, Sogni e
follie di un Parroco, ed.Ancora,
Milano 2007,
pp.17-18
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